
Quando accadono giornate come quella di ieri bisogna avere il coraggio di fermarsi un attimo, riflettendo sulle cause e le motivazioni che hanno portato a questa situazione per il Pd.
Mi domando tornare alle proprie case di partenza serve?
Io credo di no, ricordo a tutti che molti di noi provengono da due esperienze politiche, i Ds e la Margherita, che erano giunte al capolinea, in ogni tornata elettorale non erano in grado di superare il 16-17%.
Queste due forze non sapevano leggere i fenomeni sociali del nostro tempo, non riuscivano, nel contempo a contrastare efficacemente il fenomeno della nuova destra incarnata in Berlusconi dal 1994.
Da qui e’ nata la voglia di trovare una nuova strada, da qui e’ nato il viaggio del nuovo partito.
Il sogno di trovare una grande casa dei riformisti italiani.
Dove stanno i limiti di questa operazione politica, in cui ho creduto e credo tutt’ora.
A mio parere la prima vera causa,di questa crisi del Pd, è l’incapacità di rinnovare la classe politica, non si può essere dirigenti per tutte le stagioni, il nostro è il medesimo dai primi anni novanta.
Questo mentre nel paese cresceva la rabbia contro la casta e si invocava un ricambio generazionale.
Su nessuna delle grandi questioni siamo stati in grado di dire al paese la nostra opinione.
Utilizzando un termine preso a prestito dal marketing, non abbiamo definito con chiarezza i confini del nostro prodotto , non siamo stati capaci di rappresentare una valida alternativa al progetto culturale e sociale della destra.
Dalla collocazione europea, alle questioni etiche, a quelle sociali, non abbiamo saputo parlare con una voce unica.
La paura di dividerci , la famosa frase del ma anche, ci ha condotto a questo punto.
Molti cittadini per queste ragioni si sono allontanati da noi, ieri in Abruzzo oggi in Sardegna.
Ora da dove ripartire?
Ritengo per prima cosa che non dobbiamo farci prendere dal panico, abbiamo di fronte importanti scadenze dalle elezioni europee a quelle amministrative ( in primis il rinnovo della Amministrazione provinciale), dobbiamo ripartire dai luoghi per costruire l’alternativa alla coalizione di centro destra.
In questo contesto dobbiamo essere in grado di presentare liste in cui prevalgono gli elementi di innovazione, anche qui dobbiamo dare spazio a volti nuovi, che sappiamo interpretare al meglio lo spirito autentico del PD.
Dobbiamo essere presenti in ogni luogo del territorio, rendicontare il lavoro svolto in questi anni e parlare del futuro che vogliamo per il lodigiano.
Attorno al Presidente Felissari dobbiamo costruire una squadra di giovani, che sappiano costruire la nuova classe dirigente degli anni a venire.
Nel territorio ci sono tante energie e risorse fresche, diamogli lo spazio dovuto, scommettiamo su una nuova generazione.
Da qui dobbiamo partire, la partita è appena iniziata e l’esito del voto nel lodigiano non è scontato.
Possiamo e dobbiamo vincere, molto dipende da noi e dalle scelte che compiremo nei prossimi giorni